mercoledì, aprile 19, 2006

Riflessioni in vista del 25 aprile


Riflessioni in vista del 25 aprile. Né inciucio né guerra civile

di Piero Sansonetti

Tra qualche giorno è il 25 aprile, e cioè il sessantunesimo anniversario della Liberazione. In molte piazze italiane ci saranno manifestazioni, celebrazioni, cortei. E’ molto importante, per un paese come il nostro, non perdere la memoria e mantenere un legame con la propria storia, con le grandi idee, coi valori che hanno determinato la nascita della Repubblica e la rinascita della democrazia politica in Italia.
C’è un legame tra il ricordo del 25 aprile e le vicende politiche di questi giorni, e dei prossimi? Naturalmente un legame c’è, perché la storia di un paese è una storia continua, nella quale pesano le origini, le battaglie che sono state condotte per la sua libertà, i principi che sono stati stabiliti, concordemente, per il suo sviluppo.
Questo però non vuol dire che si possa immaginare un filo solido e diretto che unisce il 25 aprile alla battaglia elettorale che si è appena conclusa. La lotta politica che è aperta oggi tra il centrodestra e il centrosinistra è una lotta durissima e con la posta molto alta. Ma non assomiglia in nessun modo alla Resistenza, alle azioni dei partigiani e alla guerra antifascista. Dobbiamo uscire dall’idea che lo scontro politico sia, in eterno, una simulazione della guerra, e quindi che la lotta politica di oggi sia uguale a quella - armata e tragicissima - di sessanta e sessantacinque anni fa.
Non è così. Oggi noi viviamo, e lottiamo, in un paese a democrazia politica avanzata, dove sono garantite, in larga parte, le libertà formali. Dentro questa democrazia si svolge la battaglia politica. E noi intendiamo questa battaglia politica come uno sforzo per estendere e rendere universali libertà e i diritti, che oggi sono limitati dalle condizioni sociali ed economiche, dalle discriminazioni, dall’eccesso di privelegi per pochi, e anche, talvolta, da leggi sbagliate.
La sinistrà manifesterà molte volte, spero, contro il centrodestra e contro Berlusconi. E molte volte manifesterà per ricordare la Resistenza e rivendicarne l’eredità. Farà benissimo. Però non deve mischiare questi due piani: ricordare la Resistenza non è la stessa cosa che opporsi a Berlusconi. Berlusconi è un pessimo leader della destra, non è il capo delle forze d’occupazione di una barbara potenza straniera, né l’erede della Repubblica di Salò e dei suoi misfatti. E opporsi con molta nettezza e rigore a ogni ipotesi di “inciucio”, come si dice in politichese, o di Grande coalizione, o di appannamento delle differenze tra destra e sinistra, è doveroso ma non vuol dire trasformarsi in “guerriglieri” e supporre che la lotta tra democrazia e fascismo sia il sale della politica di oggi.
P. S. Il 25 aprile sarà invece una ottima occasione per rilanciare la battaglia per la difesa della Costituzione. A giugno ci sarà un referendum per approvare o respingere la riforma della Costituzione varata a stretta maggioranza dal centrodestra. Quella riforma modifica alcuni dei principi fondamentali della Costituzione del ’48, nata dalla Resistenza e dall’unità delle forze antifasciste. Su questo nessuno può obiettare, se le forze che vogliono difendere quella Costituzione, vorranno richiamarsi al valori del 25 aprile.

19 aprile 2006

Da: www.liberazione.it

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