Prodi e Marini: no Pacs, ma diritti ai singoli. Però la Cei non vuole nemmeno questo
Il Vaticano boccia “la sintesi” di Napolitano: nessun compromesso o mediazione, sulle unioni civili pronti a «fare diga»
I cattolici di governo rassicurano la Chiesa: non ci saranno “simil-matrimoni”. Mastella pronto a dimettersi. Il governo che fa, rinvia?
L'attesa si fa estenuante alla ricerca di una <+UtIt>exit strategy<+Ut> sui pacs. E’ prevista per domani la presentazione delle mozioni al Ddl del governo sulle unioni civili, ma è probabile che il tutto slitterà alla prossima settimana. Visto che nel frattempo la polemica si è riaccesa con l’ultimo <+UtIt>niet<+Ut> della Cei a qualsiasi mediazione, all’indomani dell’auspicio di Napolitano a raggiungere una “sintesi” con le richieste del Vaticano in materia. Il Premier Prodi ha rassicurato il fronte cattolico di essersi «sempre posto il problema dei timori della Chiesa fino in fondo, ogni volta che abbiamo toccato la questione e non
cesserò di averlo presente in futuro». Ed ha comunque confermato che alla fine la “quadra” si troverà sulla strada tracciata dal Presidente della Repubblica, accolta anche dalla seconda e terza carica dello Stato. «Voglio dire senza ambiguità - ha commentato Marini - che il governo ritirò un emendamento alla finanziaria che toccava il tema delle convivenze e la maggioranza prese l’impegno di fare un Ddl. Perciò credo sia legittimo lavorarci e l’ipotesi è concettualmente lontana dai Pacs e simil-matrimoni, ma rispetta la concezione della famiglia fissata dalla Costituzione e affronta il problema dei diritti delle persone che non possono essere discriminate». Il presidente della Camera, invece, incalzato dai cronisti a Santiago del Cile, ha pronunciato una sola frase diplomatica: «Non posso che essere d’accordo con Napolitano». Ma il nodo per l’Unione resta irrisolto: nel governo per arginare il veto di Mastella, in Parlamento con cinque diverse proposte.
Sta di fatto che la soluzione è lontana per l’enigma che attanaglia l’Unione. I deputati dovranno votare le mozioni sulla famiglia. Al momento sono cinque: quella di Ulivo-Idv- Pdci; quelle di Rifondazione, Rnp e Verdi. Naturalmente la mozione dell’Udeur contraria alle unioni di fatto e a un Ddl del governo. Su tutto pende la posizione che assumerà Mastella che al momento non ha alcun intenzione di fare passi indietro. Le ore si fanno febbrili. Tanto che persino Amato ha tentato ieri di “raffreddare” l’aria, esclamando che davvero «ci sono sin troppe bocche aperte» su “quelle” unioni che sono tornate a spaccare la coalizione. E su questioni laiche su cui l’Unione, o perlomeno una parte della stessa, non sta dando effettivamente ottima prova di sé.
Le crepe aperte sono su più fronti. Ieri, un’assemblea dei deputati dell’Ulivo, ha cercato di ritrovare la compattezza perduta (forse mai esistita, ndr); e il compito del capogruppo Franceschini che in queste ore sta lavorando all’obiettivo è proprio di fare in modo che il gruppo si ricompatti di nuovo intorno alla mozione dell’Ulivo e naturalmente contro quella dell’Udeur. Compito non esattamente semplice, dati i “teodem” in agguato e con l’appoggio già annunciato dell’Udc alla mozione dell’Udeur. Sul fronte ministeriale Bindi e Pollastrini continuano a lavorare di cesello. E sempre in serata si è appreso che sono continuate febbrili anche le consultazioni con i ministri Pecoraro Scanio e Amato, investito del caso per la certificazione anagrafica dei conviventi. Resta il diktat d’Oltretevere come se non bastasse a gettare ancora benzina sul fuoco e ad agitare le reazioni piuttosto scomposte dei cattolici di entrambi gli schieramenti. Si “recitano” nel vero senso della parola preghiere contro i Pacs, è accaduto ieri a Montecitorio, dove alcune decine di persone hanno manifestato così il loro disappunto alle unioni di fatto.
Che dire dei “teodem”?
«Non ci poniamo il problema se il governo possa cadere sulle unioni di fatto. Perché il governo non deve cadere». Dicono ancora convintamente le senatrici Paola Binetti ed Emanuela Baio Dossi, esponenti di punta dei teodem, conversando con i cronisti nell’aula del Senato, al termine di un incontro con Luigi Zanda e al quale ha partecipato anche Luigi Bobba. D’altra parte, sottolinea Binetti «ora stiamo aspettando tutti il testo del disegno di legge per sapere cosa c’è scritto». In ogni caso - sottolineano - «i ministri Bindi e Pollastrini sono quasi arrivati alla fine del loro lavoro». Certo, interviene Baio, «restano alcuni nodi sul tappeto, ma sui quali siamo fiduciosi che si trovi una soluzione che consenta anche a noi di riconoscerci pienamente in questo ddl». Finora,
aggiunge, «è stato fatto un grande lavoro di ricomposizione e sintesi, termine usato dal presidente Napolitano e in cui ci riconosciamo». E «un apprezzamento per le parole del presidente»
arriva anche da Binetti. Tornando ai punti nodali, Baio non manca di spiegare che «il dialogo continua, ma quello che sicuramente non vogliamo è che ci sia la minima possibilità di un’equiparazione tra una relazione di convivenza e il matrimonio». Appunto, proprio su questo, «auspichiamo una sintesi rispettosa».
Su ben altri toni, non di preghiera, si muovono alcune posizioni assolutamente oltranziste di An e della Lega. Con Forza Italia pronta di nuovo ad incunearsi nella confusione del centrosinistra.
E’ la sinistra radicale a chiedere di «ignorare le dichiarazioni omofobiche dei vescovi della Cei». E all’appello di Franco Grillini (Ulivo) fanno da eco le posizioni di Verdi e Pdci. «La polemica - chiosa Titti De Simone, deputata di Rifondazione - è del tutto sconcertante. Si sta arrivando al punto in cui si deve chiedere il permesso alla Cei per legiferare?». Il punto di tutta la discussione resta proprio questo: «Il problema - annota - è nella totale subalternità della politica alle posizioni del Vaticano. E questo, il tema dell’autonomia delle istituzioni, da posizioni puramente ideologiche è totalmente fuori dalla realtà e nonostante tutto continua ad essere il perno del dibattito in corso». Sorge quasi spontanea la domanda: riuscirà la politica a liberarsi di questo fardello?. Del resto in nome di questa battaglia puramente ideologica la competizione ormai si sta spostando sul terreno della pura strumentalizzazione della politica. E su questioni esclusivamente laiche che attengono ai diritti della persona e di libertà. Anche per questi motivi l’invito del comitato “facciamo breccia” resta aperto: il 10 febbraio si torna a manifestare per dire “No Vat”.
Castalda Musacchio (mercoledì 31 gennaio)
Liberazione.it
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