Il centrodestra punta tutto sulla paura: sottotiro Rifondazione e movimenti
Ma s’era mai vista una campagna elettorale così? Manipolata, antipolitica, violenta. Studiata per espellere da sé tutto ciò che può coinvolgere davvero gli elettori in carne ed ossa, i loro problemi reali - il lavoro che non c’è, il salario che si abbassa, le sicurezze che vanno in tilt. Una campagna ritmata sull’enfatizzazione clamorosa di frasi, saghe televisive, risse e duelli - per eccitare il peggior tifo del peggior scontro da stadio. No, non è il caso di abbandonarsi alle tentazioni dietrologiche o complottistiche... Ma qualcosa di inquietante c’è, e come. Il centrodestra è disperato, e disperato è segnatamente il suo leader: per loro, il 9 aprile non si profila come una sconfitta qualunque, ma come la chiusura di un ciclo. Non come l’occasione di una “tranquilla” alternanza, con relativo passaggio di consegne, ma come l’inizio di una possibile disgregazione “finale”. Se è così, se i milioni di euro buttati dal Cavaliere nel marketing e nelle maratone americane rischiano di non servire a nulla, come escludere a priori che si facciano strada, nel Polo, tentazioni di genere delegittimante, dal vago sapore sovversivo? Del resto, Berlusconi l’ha già detto, nel suo match con Lucia Annunziata: la sinistra è maestra nell’arte dei brogli elettorali - sì, ha avuto il coraggio di rispondere così alla domanda sullo Storacegate. E son più d’uno, nel Polo, a dichiarare che il premier farebbe bene a far saltare, stasera, il confronto con Prodi: proprio per far salire ulteriormente la tensione già alta e con essa l’inciviltà del confronto. Insomma, sarebbe la vecchia idea di far saltare il banco, visto che le carte non funzionano, e il tuo gioco langue.
In questo clima, bisogna saperlo: la sinistra radicale, e Rifondazione comunista che tanta parte ne rappresenta, sono sotto tiro, e nessun mezzo, “lecito” o illecito che sia, viene risparmiato. Il tentativo evidente è quello di incendiare al massimo lo scontro elettorale, criminalizzando le forze del cambiamento, diffamandole, assimilandole tout court ai comportamenti “estremisti” più insensati e pericolosi. Così si colpisce sia la credibilità dell’Unione come tale sia la “affidabilità” della sinistra di alternativa.
Le cronache di queste ultime concitate giornate parlano da sole. A Milano un “sabato nero” sconvolge la città: duecento giovani violenti e irresponsabili giocano alla guerra e mettono in scacco ottocento agenti. Il risultato immediato è che il corteo di Fiamma tricolore, che trabocca di svastiche, saluti romani e inni a Mussolini, si svolge in totale tranquillità - e pochi trovano la forza di rinfacciare al centrodestra un alleato elettorale così poco “presentabile”. Il risultato politico è la canea che si scatena contro Rifondazione, i no global, i movimenti, i centri sociali, la sinistra, con il ministro Pisanu nei panni del protagonista: tutto ridotto ad un “unicum”, a una specie di monolite più o meno compatto e solidale. Un po’ come si fa con l’Islam - ci sono cento Islam, ma poi tutti i musulmani, in quanto tali, vengono rappresentati come fondamentalisti e terroristi. Rifondazione comunista non ha nulla a che fare con i black bloc e gli anarcoinsurrezionalisti? Non importa. Rifondazione comunista ha seccamente condannato le violenze di Milano e ribadisce la sua opzione strategica di nonviolenza? Non importa, non basta. E’ la nozione stessa di “no global” che viene identificata con l’estremismo violento, nonostante sia ben noto a chiunque che la stragrande maggioranza del movimento ha scelto una pratica pacifica e pacifista: e un politico moderato come Pier Ferdinando Casini arriva a dire che i “no global” non possono sedere in Parlamento, quasi come se il movimento fosse come la peste, o una realtà da escludere, reprimere, cacciare comunque fuori dal rapporto con la politica.
In realtà, è l’idea stessa di conflitto - conflitto sociale maturo, lotta di massa, protesta - che viene messa sotto processo. In questa rincorsa, si monta, da capo, il “caso Caruso”. Questa volta, Caruso non c’entra proprio: non era a Milano, non ha partecipato alla manifestazione di sabato, come del resto non vi ha partecipato il centro sociale milanese più prestigioso, come il Leoncavallo. Ma il teorema va avanti lo stesso: dal candidato Caruso a Rifondazione comunista, dalla giornata milanese all’essenza dei movimenti, da Caruso a Bertinotti a da Bertinotti a Prodi. Fino a interviste immaginarie da parte di quotidiani quasi immaginari (il Quotidiano nazionale), alla faccia della deontologia professionale. Per non parlare delle velina del Viminale che ogni giorno seminano panico e un clima allarmistico. Eppure oggi Francesco Caruso scrive, proprio su questo giornale, che a Milano è stato fatto “un errore grave”, anzi “una scelta demenziale” e prende le distanze da quanto è accaduto: politicamente, è questo che conta, che deve contare. Ma basterà?
Ora, certo, l’obiettivo immediato è la manifestazione di sabato prossimo. Essa è stata concepita come una grande giornata di pace e per la pace, e questo sarà, a dispetto dei falchi e degli sciacalli in agguato. Ma è in pieno corso il tentativo di seminare panico e allarme, con l’obiettivo minimo di ridurre la partecipazione e minare la fiducia di massa nella scelta di scendere in piazza - a mani nude, a volti scoperti, a dire no ad una guerra che continua, ogni giorno, a massacrare innocenti.
Più che mai, insomma, la nonviolenza è l’unica strada che ha senso percorrere nella politica. Proprio in una campagna elettorale come questa, dove la violenza rischia di farla da padrona e di avvolgere tutto e tutti in una coltre di nebbia velenosa.
di Rina Gagliardi (martedì 14 marzo)
Da: www.liberazione.it
Vorrei chiarire che, molto spesso i gruppi no-global o anarchici (se effettivamente risultassero loro i colpevoli dei disordini avvenuti qualche giorno fa a Milano; e non infiltrati di altre forze...) non votano proprio alle elezioni, xchè non credono nella democrazia (o in questa democrazia) e quindi non sostengono nessun partito; anche xchè un qualsiasi partito sa benissimo che un comportamento simile sarebbe un suicidio a livello elettorale, visto che siamo in campagna...
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